Il territorio

Se sulla carta geografica tracciamo un linea che unisce Firenze, Arezzo e Siena otteniamo un triangolo che ha al centro il Podere Marrontorto e che comprende tutto il Valdarno di Sopra e il 90% del Chianti.

Il Valdarno di Sopra è una conca, sede in epoca preistorica  di un lago, lunga circa 40km e larga 20, delimitata da un lato dal massiccio del Pratomagno e dall’ altro lato (dove ci troviamo noi) dalla più modesta catena dei Monti del Chianti, la cui quota massima non arriva ai 900 metri.

La pianura alluvionale del fondovalle è poco meno del 10% ma gli antichi depositi lacustri hanno dato origine a fertili altopiani collinari che hanno favorito le colonizzazione agricola di quest’area fin da epoca preromana.

Collocato quasi al centro dell’Etruria, il Valdarno di Sopra è punteggiato di insediamenti urbani che hanno nella quasi totalità più di mezzo millennio di vita e di episodi architettonici che testimoniano la sua centralità nelle vicende legate alla nascita e allo sviluppo della civiltà toscana.

I due imponenti sistemi di pievi lungo la Cassia Vetus e lungo la Cassia Adrianea e le tre Terrenove fiorentine di San Giovanni, Terranuova e Castelfranco sono le memorie tangibili della sua importanza territoriale e i nomi di Masaccio, Poggio Bracciolini e Marsilio Ficino danno la misura del contributo del Valdarno di Sopra alla presenza toscana nella cultura occidentale.

All’inizio del periodo postunitario questo territorio si distingue per il suo sorprendente sviluppo realizzando uno degli episodi più riusciti della Rivoluzione Industriale in Italia: nel 1867 arriva la ferrovia, cinque anni dopo inizia lo sfruttamento della lignite a Castelnuovo dei Sabbioni e a San Giovanni viene costruita la Ferriera.

La disponibilità in loco di una fonte energetica e la buona rete di comunicazioni con il Nord e il Sud d’Italia costituiranno le basi per un’industrializzazione che investirà anche le numerose attività artigiane già esistenti: acque minerali, laterizi, calce, ceramica, vetro, lana, seta, feltro.

La produzione agricola del Valdarno è sempre stata fra le più pregiate della Toscana  e di gran lunga la preferita sulla piazza di Firenze (il Valdarno di Sopra era sede di Fattorie del Granduca e delle più prestigiose famiglie fiorentine quali i Serristori, i Ricasoli, i Firidolfi, i Pitti, i Cerchi, i da Filicaja e gli Inghirami) tanto che, nel 1716,  il suo vino, al pari di quello del Chianti, viene protetto da un editto granducale.

La divisione storica fra Chianti e Valdarno di Sopra non è comunque mai stata il crinale dei Monti del Chianti ma ha seguito nel tempo differenti confini, quello antecedente alla riorganizzazione amministrativa napoleonica, differiva parzialmente da quello attuale e, per la parte che ci riguarda, seguiva il limite delle terre storicamente possedute dall’Abbazia di San Lorenzo a Coltibuono e che arrivavano al Borro de’ Diavoli,  per cui spesso Tribolino è già in Valdarno per Chiantigiani e in Chianti per i Valdarnesi.

Nessuno dei due sbaglia e anche noi a volte ci sentiamo più vicini a Siena e a volte a Firenze.

Bando Sopra la Dichiarazione dei Confini delle Quattro Regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Vald’Arno di Sopra
Fregio sul fronte dell’ex-emporio Carapelli a Montevarchi