Storia

La sede storica e i terreni del Podere Marrontorto si trovano sul lato esposto a levante della conca valdarnese, sui Monti del Chianti, ad un’ altezza che va dai 440 ai 480 m.,  ai bordi di una  impervia area boscata il cui centro prende il nome di Orma del Diavolo e in cui vi scorrono il Borro dei Diavoli e il Borro della Pozza dei Diavoli.

Questa toponomastica così diabolica deriva quasi certamente da una “demonizzazione” di un antico luogo di culto pagano, ipotesi questa che trova sostegno sia nel prolungato uso civico dei boschi dell’area (come testimonia il tratto dell’ancora esistente “via del comune” ) sia nei resti dell’ impianto originario (simmetria, pozzi, “grotte”) di Tribolino.

Fra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento un carbonaio di Gaiole in Chianti  di nome Claudio Corsi detto “Tribolino”,  capisce che vendere il proprio carbone sulla piazza valdarnese poteva essere più interessante che continuare a vendere nei paesi del Chianti e investe i risparmi familiari in un baroccio con cui trasportare il proprio carbone al mercato di Montevarchi.

Gli affari iniziano ad andare bene e comincia a vendere con successo anche il carbone prodotto da altri.

Prima si trasferisce proprio sul confine fisico fra Chianti e Valdarno, in un edificio di proprietà del Principe Stanisław Poniatowski  a Badia a Coltibuono, quindi acquista un antico rudere vicino al Borro dei Diavoli e ad una delle due  strade di crinale che collegano il Chianti al fondovalle valdarnese e lo trasforma: i ruderi diventano le stalle, il magazzino e la sede dell’ azienda.

Successivamente acquista  anche il terreno circostante che fa dissodare e mettere a coltura a vite e olivi.

Nasce così il primo nucleo del Podere Marrontorto, nome voluto dal fondatore (originariamente Marrontorto era solo il nome di un pozzo con accanto un grosso castagno contorto all’interno della proprietà) che considerava il vecchio toponimo “Borro de’ Diavoli” un nome non adatto alla sede aziendale: le cose poi andarono diversamente perchè tutti iniziarono a chiamare il luogo con il nome del titolare “Tribolino” (in Chianti fu aggiunto successivamente) e Podere Marrontorto rimase solo come nome commerciale dell’azienda.

L’appoderamento iniziale della nostra azienda è quindi molto posteriore ai ruderi sui quali è stata riedificata Tribolino ma fra il 1885 e 1914 la qualità dell’olio prodotto da Podere Marrontorto era già nota anche fuori dall’ ambito locale tant’è vero che nella realizzazione della nuova via di comunicazione, la Follonica-Montevarchi, viene scelto un tracciato che passasse di fronte al corpo di fabbrica principale dell’ azienda e – veramente inconsueto – fu concesso all’ azienda di mantenere un accesso diretto al vecchio tracciato di crinale realizzando una piccola scalinata nel muro di contenimento del  sovrastante Poggio di Sopra.

Il passaggio da Tribolino in Chianti della principale via di comunicazione fra il Chianti agricolo e Montevarchi, che era sede di uno dei maggiori mercati agricoli della Toscana, fece si che, grazie al contributo della famiglia Martini che da Firenze vi si trasferisce, i locali prima adibiti a deposito di carbone si trasformino in una della più vivaci osterie della zona.

Fra i clienti abituali il potente fattore del Castello di Brolio, Raspini,  che si dice non abbia mai saltato un giovedi (giorno del mercato)  e Attilio Sassi, dirigente sindacalista anarchico prima in Brasile e poi in Italia, fondatore con Giuseppe Di Vittorio della Unione Sindacale Italiana, che tenne qui alcune delle riunioni più importanti durante le lotte sindacali che portarono  nel 1919 i minatori del Valdarno ad essere i primi al mondo, insieme ai cavatori di Carrara, a conquistare la giornata di sei ore e mezzo.

Frequente, per l’epoca, era la presenza di stranieri, provenienti spesso al mondo dell’anarchia e dell’antifascismo e, negli anni ’30, di giovani ebrei tedeschi, polacchi e lituani che partecipavano ad achsciaroth (campi di addestramento) agricoli realizzati dal movimento sionista in Chianti in preparazione dell’emigrazione in Palestina e che qui tutti ritenevano esuli bundisti.

Molto probabilmente le conoscenze internazionali messe in moto dall’osteria (fra cui spicca lo stetto rapporto di amicizia con la famiglia di commercianti italo-tedeschi Fiechter) fu determinante a creare una piccola rete commerciale di fascia alta nel Nord Europa sganciandosi da quella iniziale legata invece all’emigrazione toscana in Brasile (Minas Gerais).

Dopo la seconda Guerra Mondiale, le distruzioni legate al passaggio del fronte, la fine della mezzadria e la diminuzione della dimensione aziendale causata da divisioni ereditarie, portarono ad un drastico ridimensionamento delle attività commerciali dell’azienda: in pratica vennero mantenuti solo conoscenti e amici toscani e pochissimi “storici” clienti di grande prestigio nel resto d’ Italia e in Francia.

Da alcuni anni è in corso una crescita costante dell’attività dell’azienda con il recupero integrale dei vecchi oliveti, seguito da un mirato processo di acquisizioni di indubbio valore come la splendida vigna appartenuta per secoli alla famiglia Mannozzi sul poggio che fronteggia Badia a Coltibuono, e l’azienda Piaggia di Nano lungo il tratto iniziale del Borro dei Diavoli, che costituisce forse l’ultimo appoderamento interamente manuale (iniziato negli anni 1920 e terminato negli anni ’50) dell’intero Chianti con, fra l’ altro, una cipresseta d’ impianto dei primi del ‘900 – conosciuta con il nome di “Bosco di Melo” – di notevole valore ambientale e della quale sono in via di ultimazione i lavori di restauro.

Principe Stanisław Poniatowski (1754-1833) nobile polacco, comandante della Guardie di fanteria della Corona, Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Bianca, Grande Tesoriere di Lituania,  si stabili nel 1823 a  Firenze e lui ed i suoi eredi furono proprietari dell’ex Abbazia di San Lorenzo a Coltibuono
Tribolo e il suo vezzeggiativo Tribolino sono vecchi soprannomi toscani per bambini e adulti molto vivaci ed esuberanti. Il più noto Tribolo (Benvenuto Cellini lo chiama Tribolino nella sua Autobiografia) è stato Niccolò di Raffaello di Niccolò dei Pericoli (1497-1550), detto il Tribolo, architetto, paesaggista e scultore fiorentino, architetto di corte di Cosimo I de’Medici, progettista del Giardino di Boboli e del Giardino dei Semplici
Attilio Sassi, Dirigente sindacale in Brasile e in Italia, segretario del Sindacato Muratori di Imola, del Sindacato Lavoratori della Terra di Piacenza, della Lega barrocciai di Crevalcore della Lega dei minatori aderente all’Unione Sindacale Italiana (USI) del Valdarno di Sopra e infine segretario generale della Federazione Italiana Minatori e Cavatori (FIMC)
Francesco Raspini, fattore del Castello di Brolio a Gaiole in Chianti, storica azienda agraria della nobile famiglia fiorentina dei Ricasoli
Ritratto fotografico dei coniugi Fiechter